Il 15 giugno 2026, Ortofrutta Experience ha fatto tappa a Vittoria, in provincia di Ragusa, ospite dell’O.P. Vittoria Tomatoes. Una giornata tra serre, persone e storie — nel cuore di uno dei distretti ortofrutticoli più vocati d’Italia, dove la tradizione agricola siciliana incontra una visione produttiva proiettata sui mercati internazionali.

Un grazie che diventa visione

A dare il tono alla giornata è stato Salvatore Tomasi, che ha scelto parole semplici e dirette per descrivere il senso di questo Open Day: un ringraziamento. Alle famiglie, ai collaboratori, a chi ogni giorno contribuisce a costruire ciò che è Vittoria Tomatoes. “La sostenibilità per noi è sostegno”, ha spiegato. “Sostegno alla qualità di prodotto, sostegno all’ambiente, ma anche sostegno sociale. Intorno a noi ci sono tantissime famiglie che contribuiscono a creare tutto quello che è Vittoria Tomatoes oggi.”

Un messaggio che va oltre la retorica della sostenibilità aziendale e tocca qualcosa di più concreto: la consapevolezza che un’impresa agricola sana è anche un presidio sociale per il territorio che la ospita. Con uno sguardo al futuro: “Speriamo che anche i figli possano intraprendere la strada di una produzione sana e sostenibile.”

Undici anni di crescita, 23 soci, un progetto in espansione

Paola Salafia ha ripercorso la storia recente della cooperativa: riconosciuta come Organizzazione di Produttori nel 2015, Vittoria Tomatoes conta oggi 23 soci e si avvale di un gruppo di agronomi dedicati che seguono e assistono ogni associato per garantire standard qualitativi omogenei e verificabili.

Il prossimo passo è il nuovo magazzino, un investimento strategico che permetterà alla cooperativa di gestire in prima persona l’intero processo di lavorazione, riducendo la dipendenza da terzi e rafforzando il controllo sulla filiera. Una scelta che dice molto sulla direzione intrapresa: crescere senza delegare la qualità.

Dalla Sicilia al mondo: 145 ettari, 12 mesi l’anno, cinque continenti

I numeri li ha raccontati Rosario Tomasi, e sono numeri che fanno riflettere. L’85% della produzione di Vittoria Tomatoes viene esportata: Irlanda, Inghilterra, Svizzera, Germania, Polonia, paesi dell’Est Europa. Ma non solo. Da gennaio 2026 la cooperativa esporta verso Hong Kong, e Singapore è già nel mirino — la prossima frontiera di un percorso commerciale in costante espansione.

La base produttiva è di 145 ettari propri, con una copertura che punta ai 12 mesi annui, anche se il picco commerciale si concentra nel periodo dicembre-maggio. Una programmazione che richiede precisione agronomica, varietà differenziate e una logistica strutturata — tutto ciò che Vittoria Tomatoes ha costruito nel corso di undici anni di attività come OP.

Sostenibilità che si vede, si tocca, si misura

Camminare tra le serre di Vittoria Tomatoes significa vedere la sostenibilità all’opera, non solo dichiarata. Substrato in fibra di cocco, raccolta delle acque piovane, ganci e fili biodegradabili, impollinazione naturale attraverso i bombi: ogni scelta produttiva risponde a una logica precisa, certificata da standard internazionali riconosciuti — GLOBAL G.A.P., BRC Food Certificate, SEDEX, LEAF, GRASP, TESCO Nurture.

Una gamma di prodotto coerente con questa filosofia: il ciliegino rosso TOM, disponibile tutto l’anno; il datterino PLUMY; il grappolo BIGGY; il ciliegino giallo YLY. E in estate, l’anguria Strike, con i suoi piccoli semi bianchi e un grado Brix che tocca 13.

Il territorio come vantaggio competitivo

Vittoria non è solo un indirizzo. È un contesto produttivo unico, dove il clima mediterraneo estremo — estati calde, inverni miti, sole abbondante — diventa una risorsa da valorizzare, non un dato passivo. L’O.P. Vittoria Tomatoes lo sa bene, e lo ha trasformato in un posizionamento chiaro sui mercati internazionali: prodotto siciliano, qualità verificabile, filiera trasparente.

Ortofrutta Experience è tornata dalla Sicilia con una certezza in più: il futuro dell’agricoltura si costruisce così, un ettaro alla volta, una famiglia alla volta, un mercato alla volta.

Il 12 giugno a Capranica (VT), Ortofrutta Experience ha fatto tappa nel cuore della Tuscia per raccontare una storia che sta appena cominciando. Protagonista è stata Domus Nucum, società consortile di recente costituzione riconosciuta come Organizzazione di Produttori, che riunisce cooperative storiche, aziende agricole consolidate e realtà più giovani accomunate da un unico obiettivo: costruire una filiera della nocciola italiana più forte, più innovativa e più sostenibile.

L’Open Day del 12 giugno è stato il primo incontro ufficiale di Domus Nucum con i produttori e gli attori del territorio. Un appuntamento che non è stato semplicemente una presentazione, ma un momento di dialogo aperto tra chi la nocciola la coltiva ogni giorno, chi ne studia le potenzialità agronomiche e chi guarda al futuro del comparto con senso di responsabilità collettiva.

Un consorzio tra tradizione e apertura

Domus Nucum è nata con le radici profonde nel territorio viterbese — uno dei comprensori a più alta vocazione corilicola d’Italia — ma con lo sguardo allargato a realtà provenienti da diverse regioni italiane. Al suo interno convivono la storicità di Coopernocciole, cooperativa di riferimento del viterbese, e l’energia di aziende agricole che si sono affacciate alla coltivazione del nocciolo solo negli ultimi anni.

È proprio questa combinazione ad aver rappresentato, secondo il Presidente Maurizio Furlan, il valore aggiunto della società consortile: “Combinare la storicità della coltivazione con tanta energia nuova: questo è il valore aggiunto del consorzio.”

Furlan ha individuato tre pilastri su cui Domus Nucum intende costruire il proprio percorso: collaborazione tra realtà diverse, innovazione in campo per rispondere alle nuove sfide climatiche e fitopatologiche, e modernizzazione del settore attraverso digitalizzazione, tracciabilità e sostenibilità. Una sintesi che ha riassunto efficacemente nella sua formula: “Collaborando si cresce, e si cresce tutti assieme in modo migliore.”

Il riconoscimento come Organizzazione di Produttori permette ai soci di accedere ai contributi comunitari europei e di beneficiare di un Piano Operativo Annuale, strumento fondamentale per pianificare investimenti in innovazione e pratiche agricole avanzate, preservando al contempo la libertà di conferimento e vendita del proprio prodotto.

La ricerca entra nei noccioleti

Una delle novità più significative emerse durante l’Open Day ha riguardato la collaborazione con l’Università di Perugia. La Professoressa Daniela Farinelli ha illustrato i risultati preliminari di un progetto di ricerca avviato proprio nei noccioleti di Domus Nucum, focalizzato sull’impiego di biostimolanti per sostenere la Tonda Gentile Romana — varietà regina del territorio viterbese — nelle fasi più critiche del ciclo produttivo.

“Stiamo cercando la combinazione che meglio può sostenere la pianta”, ha spiegato la professoressa Farinelli, descrivendo un protocollo sperimentale che confronta due biostimolanti con una tesi di controllo, con l’obiettivo di ridurre la caduta dei frutti e aumentare la resa. I risultati della prima stagione sono attesi entro la fine del ciclo colturale: un primo responso che, nel migliore dei casi, potrà già indicare la direzione giusta, o aprire nuove ipotesi di lavoro per la stagione successiva.

Un esempio concreto di come Domus Nucum intenda operare: non solo come aggregatore di produttori, ma come promotore attivo di ricerca applicata e trasferimento di conoscenze lungo tutta la filiera.

Un appuntamento che guarda lontano

All’Open Day hanno preso parte anche il Presidente di Coopernocciole Stefano Sbriccoli e il Sindaco di Capranica Pietro Nocchi, a sottolineare il radicamento territoriale dell’iniziativa e il sostegno delle istituzioni locali. L’evento ha goduto inoltre del patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

Domus Nucum è una realtà giovane, ma costruita su basi solide. La tappa di Ortofrutta Experience a Capranica ha offerto l’occasione di scoprirla dall’interno, ascoltare le voci di chi la anima e capire cosa significa, oggi, fare filiera con responsabilità e visione.

Ortofrutta Experience 2026 ha portato studenti e rappresentanti istituzionali a Chiaramonte Gulfi, nel cuore della Sicilia orientale, ospiti di OP Agrologica. Una giornata costruita intorno a un percorso concreto — dal campo al magazzino, seguendo uva da tavola e pomodoro biologici in ogni fase della filiera — e a un claim che sintetizza bene lo spirito dell’OP e dell’intera iniziativa: Coltiviamo il futuro.

Una sfida iniziata trent’anni fa

OP Agrologica nasce nel 1996 da un’idea condivisa da dieci produttori disposti a scommettere su un settore allora quasi sconosciuto: il biologico. “Non è stato semplice all’inizio”, racconta Claudio Parrino, Presidente dell’OP. “Fare aggregazione in una terra dove culturalmente l’aggregazione non era vista bene è stata forse la sfida più grande.” Una sfida vinta nel tempo: oggi l’OP conta circa cinquanta soci tra produttori e aziende agricole, tutti certificati biologici, operativi nelle province di Ragusa, Catania e Siracusa. Il magazzino di confezionamento e lavorazione si trova a Chiaramonte Gulfi, in contrada Coffa, ed è il punto di convergenza di tutta la produzione conferita dai soci.

La filiera in campo: uva, pomodoro e molto altro

Il core business dell’OP ruota intorno a due prodotti: l’uva da tavola biologica e il pomodoro. “Grazie al territorio riusciamo ad arrivare prima rispetto a tutti gli altri paesi europei”, spiega Parrino. “Raccogliamo uva già dal mese di maggio fino a fine ottobre, primi di novembre: un arco di tempo importante in cui possiamo offrire diverse varietà ai nostri clienti.” Sul fronte del pomodoro, la gamma è articolata: ciliegino, datterino, pomodoro a grappolo, ovale e il cosiddetto “posto luto” — una varietà locale che ha trovato ottimo riscontro sui mercati italiani. A completare il catalogo, una linea di frutta — pesche, albicocche, nettarine — e di ortaggi biologici: melanzane, peperoni, zucchine, cetrioli. Un ventaglio di prodotti che consente all’OP di servire i propri clienti con continuità durante tutto l’arco della stagione.

L’approccio agronomico: equilibrio prima di tutto

A illustrare il metodo di lavoro sul campo è stato Gabriele D’Angelo, agronomo dell’OP, che ha guidato gli ospiti nella comprensione delle tecniche biologiche adottate. “Il nostro obiettivo è creare un equilibrio nelle coltivazioni”, ha spiegato D’Angelo. “Utilizziamo insetti utili e sostanze di origine naturale che ci permettono di sostituire prodotti come rame e zolfo, ottenendo produzioni qualitativamente migliori senza impattare negativamente sull’agroecosistema.” Un approccio che non si limita a rispettare il disciplinare biologico, ma punta a costruire un sistema agricolo capace di autoregolarsi nel tempo.

La giornata: dentro la filiera

Gli ospiti hanno visitato l’impianto di produzione e il magazzino di confezionamento, osservando da vicino le tre linee di lavorazione, le celle di stoccaggio e il processo di etichettatura. Un percorso che ha reso tangibile ciò che normalmente resta invisibile al consumatore: la distanza — o meglio, la vicinanza — tra un grappolo d’uva raccolto a mano in un vigneto biologico e un prodotto certificato sullo scaffale. “Ho fatto conoscere a tutti i ragazzi come avvengono i processi produttivi e cosa c’è dietro un prodotto che possono trovare nel banco frigo del supermercato”, ha commentato D’Angelo. “E soprattutto la differenza tra un prodotto bio e uno convenzionale.”

Un mercato che ha raggiunto la visione

Trent’anni fa, scommettere sul biologico significava andare controcorrente. Oggi il mercato si è mosso nella stessa direzione. “Il biologico è un settore in crescita”, sottolinea il Presidente Parrino. “Siamo presenti in molti gruppi della grande distribuzione italiana ed estera perché l’attenzione del consumatore è cambiata: oltre alla provenienza, guarda se un prodotto è bio o residuo zero. È un dato importante per chi, come noi, ha scommesso su questo comparto trent’anni fa.”

Il 27 maggio 2026 l’O.P. Fonteverde ha spalancato le proprie porte a stakeholder, tecnici agronomi, soci e famiglie per una giornata che ha messo al centro le persone prima ancora che i prodotti. Una tappa del tour di Ortofrutta Experience che ha lasciato il segno.

Una giornata per le persone

L’idea alla base dell’evento l’ha espressa con chiarezza la presidente Francesca Calabrese: «Abbiamo voluto che questa giornata fosse incentrata su tutte le persone che compongono la nostra filiera — dai sementieri ai soci, fino alle loro famiglie. Perché un’organizzazione di produttori si costruisce prima di tutto con le persone.»

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Un messaggio che risuona in ogni angolo dell’Open Day, dalla visita ai campi degli associati fino al tour degli stabilimenti, dove i visitatori hanno potuto seguire dal vivo l’intero processo di lavorazione e confezionamento delle carote, prodotto di punta e vera eccellenza del territorio. In evidenza anche le colture di stagione: mini-angurie e meloni, che confermano la vocazione produttiva dell’area.

Fare parte di un’OP: una scelta di comunità

Giovanni Maltese, socio fondatore di O.P. Fonteverde, ha raccontato con semplicità e passione cosa significa essere parte di questa realtà: «Far parte di un’OP vuol dire entrare in una grande famiglia. Non sei solo — condividi esperienze, risorse, obiettivi. E i risultati si vedono.»

Una testimonianza diretta che ha offerto ai partecipanti una prospettiva autentica sul valore concreto dell’aggregazione nel settore ortofrutticolo.

Innovazione e territorio: la carota di Fonteverde

La giornata ha ospitato anche un momento di approfondimento tecnico con Giuseppe Calabrese, agronomo di O.P. Fonteverde, che ha illustrato come l’innovazione agronomica e la conoscenza profonda del territorio siano alla base della qualità del prodotto: «Conoscere è il primo passo per migliorare. E questo territorio ci permette di coltivare una carota che non ha eguali.»

Un confronto aperto — a cui hanno partecipato rappresentanti di note case sementiere, tecnici agronomi e consumatori finali — che ha dimostrato come ricerca, esperienza e radicamento territoriale possano andare di pari passo.

Il gusto come filo conduttore

A chiudere la giornata, un buffet preparato da una chef locale con i prodotti dell’OP: un momento conviviale che ha trasformato la filiera in esperienza sensoriale, portando sulla tavola ciò che poche ore prima era ancora nei campi.

Il 21 maggio 2026 Butera, nel cuore della Sicilia nissena, ha ospitato la quinta tappa di Ortofrutta Experience, il progetto itinerante che racconta dall’interno le organizzazioni di produttori ortofrutticoli italiane. Ad accoglierci, Eco Farm S.r.l. O.P.: una realtà che quest’anno celebra 32 anni di attività e che ha scelto di farlo aprendo le porte a scuole, famiglie, istituzioni, stampa e associazioni del territorio.

Lo slogan scelto per l’occasione — “Il futuro nasce dal lavoro” — non è una formula retorica. È la sintesi di una filosofia produttiva che si legge in ogni angolo dell’azienda.

Una OP radicata nell’entroterra siciliano

Come ha spiegato Salvatore Cutaia nel suo intervento, Eco Farm opera da oltre trent’anni nell’entroterra siculo, coinvolgendo le province di Caltanissetta, Agrigento ed Enna con una compagine sociale di circa 50 produttori associati.

La gamma produttiva copre un arco stagionale particolarmente ampio: albicocche, pesche, noci pesche, meloni e cacchimela garantiscono continuità di fornitura da aprile a dicembre, consentendo all’OP di essere presente ogni giorno sugli scaffali delle migliori insegne della GDO nazionale ed estera. Un risultato che si traduce in numeri concreti: oltre 120.000 quintali di frutta fresca distribuiti ogni anno in tutta Europa.

Una filiera costruita su tradizione, innovazione e rispetto per il territorio — tre parole che Eco Farm non usa per marketing, ma dimostra attraverso l’adozione di metodi di produzione integrata, un sistema di rintracciabilità completo e un capitolato di produzione condiviso con tutte le aziende associate.

La sostenibilità come scelta strutturale

Eco Farm ha fatto della sostenibilità ambientale una priorità concreta, non una dichiarazione d’intenti. Il sistema di rintracciabilità implementato permette al consumatore finale di seguire ogni fase del prodotto — dalla coltivazione alla raccolta, dalla lavorazione alla distribuzione — garantendo trasparenza e sicurezza alimentare lungo tutta la catena.

L’obiettivo dichiarato è costruire un’agricoltura capace di rispettare le risorse naturali oggi per garantire qualità alle generazioni future: un impegno che si traduce in investimenti continui su tecnologie a basso impatto ecologico e in una crescita progressiva della capacità produttiva delle aziende associate.

I giovani protagonisti della giornata

Uno dei momenti più significativi dell’Open Day è stato raccontato da Alba Boccadifuoco: la visita degli studenti delle classi terze e quarte degli istituti alberghiero e agrario del territorio, che hanno avuto l’opportunità di osservare da vicino i processi aziendali di una filiera ortofrutticola reale.

Non una lezione teorica, ma un’esperienza diretta. La loro partecipazione — attiva, curiosa, genuinamente interessata — ha trasformato l’Open Day in qualcosa di più di una giornata di porte aperte: un momento di orientamento concreto, in cui il mondo della scuola e quello della produzione si sono incontrati sul campo.

Perché se il futuro nasce dal lavoro, è dai giovani che il lavoro deve cominciare.

C’è un filo che unisce il noccioleto al vasetto di crema, il campo al confezionamento, il produttore al consumatore. Il 13 maggio, a Vignanello, in provincia di Viterbo, Ortofrutta Experience ha seguito quel filo fino in fondo, aprendo le porte di O.P. Agrinola Società Cooperativa a studenti, cittadini e istituzioni locali.

Una giornata di festa e di condivisione — come l’ha definita Federico Laurenti, Consigliere dell’OP — pensata per avvicinare le nuove generazioni a una delle produzioni agricole più preziose del Lazio settentrionale: la Nocciola Tonda Gentile Romana.

Una cooperativa radicata nel territorio

Fondata nel 1997 e riconosciuta dall’Unione Europea come Organizzazione di Produttori, Agrinola riunisce oggi 230 coricoltori le cui aziende agricole si estendono su oltre 1.500 ettari concentrati nell’area nord del Lazio, in un territorio vocato da secoli alla coltivazione del nocciolo. La cooperativa non si occupa soltanto della filiera post-raccolta, ma fornisce ai propri soci quel supporto tecnico e amministrativo di cui una coltura altamente specializzata come il nocciolo ha bisogno per esprimere il meglio di sé.

«Seguiamo i nostri soci dalla A alla Z» ha spiegato Alessandro Romani, tecnico dell’OP. «Li guidiamo verso le produzioni biologiche e integrate, gestiamo la doppia raccolta in modo oculatissimo e li accompagniamo durante tutto l’anno corilicolo: dalla gestione dei mezzi agricoli fino a portare a termine le annualità senza problemi di ogni genere. Li conosciamo come una grande famiglia.»

Il viaggio nella filiera

Al centro della visita, il magazzino: cuore operativo della cooperativa e protagonista assoluto di un Open Day che, cadendo fuori dalla stagione di raccolta, ha scelto di raccontare la nocciola attraverso ciò che accade dopo il campo.

A guidare gli studenti delle scuole medie di Vignanello è stato Giuseppino Lupi, tecnico agronomo dell’OP, che ha illustrato passo dopo passo l’intero processo produttivo. «La visita è iniziata dal momento in cui il produttore arriva con il suo prodotto dal terreno» ha raccontato Lupi. «C’è una prima fase di scarico in cui vengono ricevute le nocciole sia sporche che pulite: quelle sporche vengono prima liberate dai detriti della raccolta e poi avviate agli essiccatori, mentre quelle già essiccate vengono collocate negli appositi siti di stoccaggio.»

Da lì inizia la seconda parte del processo, quella della trasformazione: sgusciatura meccanizzata e selezione ottica, che consente di ottenere un prodotto calibrato, uniforme e di altissima qualità costante. Macchinari di ultima generazione — tra cui sistemi a risonanza — lavorano in sinergia con il controllo manuale finale per garantire che ogni nocciola che lascia il magazzino rispetti gli standard rigorosi della cooperativa.

Formare il futuro

Se la filiera è stata il filo conduttore della giornata, il vero protagonista è stato il pubblico: gli studenti. Una presenza che ha emozionato i responsabili dell’OP e che Laurenti ha voluto sottolineare con forza.

«Siamo particolarmente contenti della presenza degli studenti» ha dichiarato il Consigliere. «Riteniamo che nel loro percorso formativo debbano avere sin da subito una certa vicinanza alle realtà produttive del territorio. Il lavoro nel comparto frutticolo richiede passione, dedizione e sacrificio — ma condotto con le giuste competenze e professionalità può dare alta soddisfazione, personale ed economica.»

Un messaggio diretto, concreto, che va oltre la visita e si trasforma in orientamento: l’agricoltura come scelta consapevole, non come retaggio del passato.

Il 13 maggio, Ortofrutta Experience ha fatto tappa a Cisterna di Latina, ospite dell’OP Hortoidea, per un Open Day dedicato a un protagonista silenzioso della tavola italiana: il fungo coltivato. Protagonisti della giornata, due classi di quinta elementare del Plesso Scolastico “Sandalo di Levante” di Nettuno, che hanno vissuto da vicino un mondo insolito e affascinante, scoprendo ogni fase di una filiera che dalla coltivazione arriva fino ai banchi della grande distribuzione.

Una filiera che parte da lontano

Fondata oltre 40 anni fa, Funghidea è una delle realtà storiche della fungicoltura laziale e italiana. Nel 1985 costituisce un polo per i funghi coltivati, capace di servire il mercato nazionale con un prodotto di qualità. Nel 2015 è tra i cofondatori del Fungo Italiano Certificato, il consorzio di tutela e valorizzazione del fungo coltivato italiano. Oggi Funghidea opera all’interno dell’OP Hortoidea, una filiera specialistica che copre l’intero ciclo del fungo coltivato: dalla produzione del compost, alla coltivazione, fino alla commercializzazione.

A raccontarlo è stato Franco Mattozzi, in rappresentanza della proprietà: “L’abbiamo trasformata, portata ai livelli di efficienza di oggi.” Una frase che riassume decenni di lavoro, investimenti e cambiamenti organizzativi, con la scelta di affidare all’OP la gestione di commercializzazione, trasformazione e marketing, concentrandosi sulla produzione con standard sempre più elevati.

Prima tappa: Fungicoltura del Circeo, Sabaudia

La mattina si è aperta con la visita alle aree di coltivazione della Fungicoltura del Circeo, dove i bambini hanno potuto entrare nelle fungaie e osservare da vicino ciò che di solito rimane nascosto: gli ambienti umidi e climatizzati, i substrati di paglia e segatura, i funghi — champignon e cardoncelli — nelle loro diverse fasi di crescita. La scoperta più curiosa? Il micelio, la rete invisibile che si estende nel substrato e che rappresenta il vero motore biologico del fungo.

Le fungaie sono dotate di impianti produttivi di ultima generazione, gestiti da sistemi computerizzati che controllano in tempo reale parametri come umidità, temperatura, CO₂ e apporto idrico. Tutta la produzione è certificata secondo i principi Global GAP GRASP, che garantiscono ai consumatori un approccio responsabile alla coltivazione, con una significativa riduzione nell’uso di sostanze chimiche.

Seconda tappa: OP Hortoidea, Cisterna di Latina

Nel pomeriggio, la visita si è spostata nella sede di Cisterna di Latina, dove l’OP Hortoidea gestisce la fase successiva della filiera: lavorazione, confezionamento e commercializzazione. I bambini hanno scoperto come il fungo raccolto viene selezionato, preparato e avviato verso i canali della grande distribuzione — un passaggio fondamentale per capire quante mani e quante competenze si nascondono dietro un semplice vassoio sul bancone del supermercato.

Emanuele Sogus, presidente dell’OP , ha colto l’occasione per descrivere la missione dell’organizzazione: “I soci della nostra OP svolgono il lavoro di tutta la filiera del fungo coltivato, dalla produzione del compost alla coltivazione fino alla commercializzazione.” Ma è stata la reazione dei bambini a lasciare il segno: “Pensavamo che, nonostante l’età, non ci fosse molto coinvolgimento — invece la loro curiosità e attenzione hanno superato ogni aspettativa.”

Piantare un semino

Ortofrutta Experience nasce per portare il mondo dell’agroalimentare fuori dai libri di testo, dentro i luoghi dove il cibo si produce davvero. L’Open Day ha dimostrato ancora una volta che l’educazione alla filiera funziona meglio quando è diretta, concreta, esperienziale. Come ha detto Emanuele Sogus prima di salutare le classi: “Speriamo di piantare un semino per il futuro della fungicoltura.”

Un augurio che, in un’azienda di funghi, suona come la promessa più naturale del mondo.

Si è tenuta ieri la quinta tappa di Ortofrutta Experience, il progetto di Italia Ortofrutta dedicato all’apertura delle Organizzazioni di Produttori verso il mondo esterno. Protagonista di questa giornata: AOP Arcadia e l’azienda agricola Fratelli La Pietra, nel cuore della Puglia.

«Siamo qui per aprire il mondo delle organizzazioni produttori al mondo esterno e far conoscere cosa succede all’interno», ha dichiarato Vincenzo Falconi, Direttore di Italia Ortofrutta, tracciando la missione di un progetto che, tappa dopo tappa, sta costruendo un ponte tra chi produce e chi — agronomi, professionisti della ristorazione, operatori digitali, semplici curiosi — vuole capire da dove vengono i prodotti che arrivano in tavola.

Un’azienda che produce il futuro

Guidati da Andrea Badursi, Presidente di Asso Fruit Italia e Italia Ortofrutta, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di visitare una delle strutture più avanzate nel panorama ortofrutticolo italiano. «Il nostro scopo è far conoscere cosa c’è dietro ai prodotti che arrivano sulle tavole di tutti», ha spiegato Badursi. «Questa è un’azienda leader nella produzione di pomodoro con tecnologie sostanzialmente all’avanguardia.»

A raccontare nel dettaglio quella tecnologia è stato Lino La Pietra, uno dei soci dell’azienda: «Facciamo idroponica dal 2000 perché vogliamo essere proiettati nel futuro.» Una scelta nata da una visione precisa e da numeri che parlano chiaro. La coltivazione idroponica — che prevede la crescita delle piante su substrato inerte, alimentate con sali minerali — consente un risparmio idrico di circa l’80% per ogni chilo di pomodoro prodotto, riducendo al tempo stesso il consumo di suolo.

Il valore di aprire le porte

La giornata ha confermato ciò che Ortofrutta Experience si propone ad ogni tappa: che la conoscenza diretta della filiera non è un esercizio accademico, ma uno strumento concreto di valorizzazione. Vedere come nasce un prodotto cambia il modo in cui lo si racconta, lo si vende e lo si sceglie.

La quinta tappa si chiude con la consapevolezza che innovazione e sostenibilità, nell’ortofrutta italiana, non sono obiettivi distanti — sono già realtà.

Quarta tappa del 2026 per Ortofrutta Experience, il progetto nazionale promosso da Italia Ortofrutta – Unione Nazionale con il patrocinio del MASAF. Il 14 aprile è stata la volta dell’OP Gelese, realtà produttiva radicata nei suoli litoranei sabbiosi del Golfo di Gela, in quel territorio della Sicilia sud-orientale che da decenni è sinonimo di pomodoro da mensa di qualità.

Il titolo scelto per la giornata, “Un pomodoro per il futuro”, non era una semplice etichetta: era una promessa. E l’OP Gelese l’ha mantenuta, mostrando agli ospiti un’agricoltura che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici.

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Gli studenti dell’IPSASR di Niscemi protagonisti della giornata

Circa cinquanta persone hanno preso parte all’evento, tra cui le due classi terminali dell’Istituto Professionale Agrario “Leonardo da Vinci” di Niscemi (CL), accompagnate dai loro docenti. Una scelta coerente con il format di Ortofrutta Experience: portare i giovani che studiano agricoltura a vedere dal vivo come funziona una moderna Organizzazione di Produttori, trasformando la teoria in esperienza diretta.

Ad accoglierli, oltre allo staff dell’OP, i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale e la stampa locale, a testimonianza dell’attenzione del territorio verso un’iniziativa che parla di futuro.

Dal campo al magazzino: la filiera del pomodoro in ogni suo passaggio

Il percorso della giornata ha seguito la traiettoria naturale del prodotto. Dopo i saluti istituzionali e la presentazione dell’OP a cura del presidente e dell’agronomo, i partecipanti si sono spostati in campo per visitare un’azienda socia dove il pomodoro viene coltivato in fuori suolo su growbag in fibra di cocco.

Non una serra qualunque: qui il controllo climatico e la gestione dell’irrigazione avvengono tramite sensori gestiti e monitorati da remoto. Un sistema di irrigazione di precisione che ottimizza ogni goccia d’acqua, riduce gli sprechi e consente una gestione agronomica sempre più accurata. I ragazzi si sono trovati di fronte a una realtà produttiva che somiglia più a un laboratorio tecnologico che all’idea tradizionale di campagna.

Il rientro agli stabilimenti produttivi ha offerto un ulteriore momento di sorpresa: la linea di lavorazione del pomodoro “Cuore di bue”, dotata di un sistema di selezione a fotocellula capace di classificare ogni frutto per calibro e per colore con una precisione impossibile all’occhio umano. Tecnologia al servizio della qualità, in un impianto che produce pomodoro apprezzato sui mercati nazionali ed esteri.

Un’OP che fa della ricerca una vocazione

L’OP Gelese non è nuova alla sperimentazione. Nata come filiale dell’OP Agro Verde, da cui ha ereditato know-how e compagine sociale, ha costruito nel tempo una reputazione solida nella ricerca applicata. Tra le collaborazioni più significative, quella con ENI e la multinazionale Air Liquide per la concimazione carbonica: un processo che prevede l’erogazione di CO₂ in serra per migliorare l’efficienza fotosintetica delle piante, utilizzando anidride carbonica recuperata da pozzi di petrolio esausti e sottraendola così all’atmosfera. Una sfida pionieristica che trasforma un problema ambientale in una risorsa agricola.

Da circa vent’anni è inoltre attiva una convenzione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Catania per tirocini dedicati agli studenti: un ponte stabile tra formazione e produzione.

Sostenibilità come metodo, non come slogan

Tutta la produzione dell’OP si sviluppa nel rispetto dell’ambiente: varietà OGM free selezionate per la resistenza agli agenti patogeni, solarizzazione del suolo in sostituzione dei disinfestanti chimici, impollinazione con insetti, difesa biologica con predatori naturali e utilizzo di microrganismi utili contro la stanchezza del terreno. L’OP è certificata GlobalGAP in opzione 2.

Le voci della giornata

Stefano Italiano, presidente dell’OP Gelese, ha rivolto agli studenti un messaggio che andava ben oltre la visita in campo: “Sono molto contento di questi giovani che li vedo molto interessati. Ho l’augurio che possano crescere e iniziare delle attività sul territorio senza pensare di poter andare via, e cercare di valorizzare quello che già abbiamo, quello che i loro genitori hanno fatto. Le nuove tecnologie sicuramente attrarranno molti più giovani di quello che poteva essere in passato.” Un invito a restare, a costruire qui, consapevoli che un settore in trasformazione offre oggi opportunità che un tempo non esistevano.

Giuseppe Giardino, Direttore dell’OP Gelese, ha offerto il punto di vista di chi opera sul campo ogni giorno: “L’agricoltura non si ferma, l’agricoltura ha bisogno di innovazione, l’agricoltura ha bisogno delle nuove tecnologie perché oramai l’agricoltura vincente è l’agricoltura di precisione.” Giardino ha poi sottolineato il valore strategico di aprire le porte ai giovani: “Loro effettivamente rappresentano il futuro — il futuro prossimo — e devono conoscere cosa significa essere un’organizzazione di produttori, perché l’OP può dare a loro sicuramente delle opportunità anche di lavoro nell’avvenire.”

Luciano Caruso, Vice Presidente di Italia Ortofrutta, ha portato la voce del progetto nazionale senza nascondere le difficoltà reali del comparto: “Oltre a far conoscere le aziende dei vari territori alle famiglie e agli studenti, andiamo anche a rappresentare tutte le problematiche del comparto agricolo legate alle difficoltà che ci sono nel campo sociale ed economico. Soprattutto in questo periodo, con questi focolai di guerra, abbiamo un aumento di prezzi nelle materie prime che si vanno a riflettere nel campo produttivo.” Un messaggio di trasparenza e responsabilità che ha dato alla giornata una dimensione più ampia, ben oltre la visita in campo.

Conclusioni

A chiudere la giornata, un momento di discussione guidata con i partecipanti, per verificare se il messaggio centrale dell’Open Day fosse stato recepito: l’importanza dell’aggregazione che le Organizzazioni di Produttori rappresentano e il ruolo sempre più decisivo dell’innovazione tecnologica per consentire alle nuove generazioni di praticare un’agricoltura sostenibile.

Poi il buffet con i sapori del territorio locale, e un piccolo cadeau per tutti gli ospiti: una vaschetta di pomodoro Cherry, segno tangibile di una filiera che sa raccontarsi anche attraverso il suo prodotto.

Terza tappa del 2026 per Ortofrutta Experience: il 20 marzo la O.P. Eurocirce di Terracina ha aperto i cancelli della propria struttura agli studenti di un istituto informatico del territorio. Un incontro apparentemente insolito, tra il mondo della produzione ortofrutticola e quello del digitale, che si è rivelato invece una delle combinazioni più stimolanti della stagione.

La carota protagonista, dal campo al magazzino

Il prodotto di questa tappa è stata la carota: una delle colture più rappresentative dell’agropontino, coltivata nei comuni di Sabaudia, San Felice Circeo e Terracina dai 92 soci dell’OP. I partecipanti hanno vissuto un percorso completo, partendo dai campi di coltivazione per poi seguire la carota fino al magazzino di lavorazione, scoprendo ogni fase che precede l’arrivo del prodotto sulle tavole. La giornata ha incluso anche degustazioni e approfondimenti sulle curiosità legate al prodotto.

Informatica e agricoltura: un dialogo possibile

La presenza di una classe di studenti informatici ha aperto una prospettiva nuova: la filiera ortofrutticola moderna è un ecosistema complesso, fatto di tracciabilità digitale, gestione dei dati di produzione, logistica ottimizzata e piattaforme di commercializzazione. Competenze informatiche e digitali trovano applicazione concreta in un settore che ha bisogno di innovazione tecnologica per crescere e competere sui mercati nazionali e internazionali.

Un messaggio chiaro: l’ortofrutta non è solo terra e sole. È anche dati, algoritmi, software. E i giovani che oggi studiano informatica potrebbero essere, domani, i protagonisti della digitalizzazione della filiera agricola italiana.

Matteo Fresch: “Siamo molto soddisfatti dell’interesse riscontrato”

Matteo Fresch, presidente di Eurocirce, ha espresso soddisfazione per il riscontro ottenuto: “Questo è già il terzo anno che facciamo questo Open Day di Ortofrutta Experience e siamo molto soddisfatti del successo e dell’interesse riscontrato.” Una conferma che il format funziona e che la curiosità verso il mondo delle Organizzazioni di Produttori è in crescita.

L’OP Eurocirce riunisce 92 soci produttori nei comuni dell’agropontino e rappresenta una realtà strutturata, capace di coniugare tradizione agricola e approccio moderno alla commercializzazione.