OP Agrologica, Chiaramonte Gulfi: quando il biologico diventa sistema
Ortofrutta Experience 2026 ha portato studenti e rappresentanti istituzionali a Chiaramonte Gulfi, nel cuore della Sicilia orientale, ospiti di OP Agrologica. Una giornata costruita intorno a un percorso concreto — dal campo al magazzino, seguendo uva da tavola e pomodoro biologici in ogni fase della filiera — e a un claim che sintetizza bene lo spirito dell’OP e dell’intera iniziativa: Coltiviamo il futuro.

Una sfida iniziata trent’anni fa
OP Agrologica nasce nel 1996 da un’idea condivisa da dieci produttori disposti a scommettere su un settore allora quasi sconosciuto: il biologico. “Non è stato semplice all’inizio”, racconta Claudio Parrino, Presidente dell’OP. “Fare aggregazione in una terra dove culturalmente l’aggregazione non era vista bene è stata forse la sfida più grande.” Una sfida vinta nel tempo: oggi l’OP conta circa cinquanta soci tra produttori e aziende agricole, tutti certificati biologici, operativi nelle province di Ragusa, Catania e Siracusa. Il magazzino di confezionamento e lavorazione si trova a Chiaramonte Gulfi, in contrada Coffa, ed è il punto di convergenza di tutta la produzione conferita dai soci.
La filiera in campo: uva, pomodoro e molto altro
Il core business dell’OP ruota intorno a due prodotti: l’uva da tavola biologica e il pomodoro. “Grazie al territorio riusciamo ad arrivare prima rispetto a tutti gli altri paesi europei”, spiega Parrino. “Raccogliamo uva già dal mese di maggio fino a fine ottobre, primi di novembre: un arco di tempo importante in cui possiamo offrire diverse varietà ai nostri clienti.” Sul fronte del pomodoro, la gamma è articolata: ciliegino, datterino, pomodoro a grappolo, ovale e il cosiddetto “posto luto” — una varietà locale che ha trovato ottimo riscontro sui mercati italiani. A completare il catalogo, una linea di frutta — pesche, albicocche, nettarine — e di ortaggi biologici: melanzane, peperoni, zucchine, cetrioli. Un ventaglio di prodotti che consente all’OP di servire i propri clienti con continuità durante tutto l’arco della stagione.

L’approccio agronomico: equilibrio prima di tutto
A illustrare il metodo di lavoro sul campo è stato Gabriele D’Angelo, agronomo dell’OP, che ha guidato gli ospiti nella comprensione delle tecniche biologiche adottate. “Il nostro obiettivo è creare un equilibrio nelle coltivazioni”, ha spiegato D’Angelo. “Utilizziamo insetti utili e sostanze di origine naturale che ci permettono di sostituire prodotti come rame e zolfo, ottenendo produzioni qualitativamente migliori senza impattare negativamente sull’agroecosistema.” Un approccio che non si limita a rispettare il disciplinare biologico, ma punta a costruire un sistema agricolo capace di autoregolarsi nel tempo.
La giornata: dentro la filiera
Gli ospiti hanno visitato l’impianto di produzione e il magazzino di confezionamento, osservando da vicino le tre linee di lavorazione, le celle di stoccaggio e il processo di etichettatura. Un percorso che ha reso tangibile ciò che normalmente resta invisibile al consumatore: la distanza — o meglio, la vicinanza — tra un grappolo d’uva raccolto a mano in un vigneto biologico e un prodotto certificato sullo scaffale. “Ho fatto conoscere a tutti i ragazzi come avvengono i processi produttivi e cosa c’è dietro un prodotto che possono trovare nel banco frigo del supermercato”, ha commentato D’Angelo. “E soprattutto la differenza tra un prodotto bio e uno convenzionale.”
Un mercato che ha raggiunto la visione
Trent’anni fa, scommettere sul biologico significava andare controcorrente. Oggi il mercato si è mosso nella stessa direzione. “Il biologico è un settore in crescita”, sottolinea il Presidente Parrino. “Siamo presenti in molti gruppi della grande distribuzione italiana ed estera perché l’attenzione del consumatore è cambiata: oltre alla provenienza, guarda se un prodotto è bio o residuo zero. È un dato importante per chi, come noi, ha scommesso su questo comparto trent’anni fa.”






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