Un pomodoro per il futuro”: l’OP Gelese ospita la quarta tappa di Ortofrutta Experience 2026
Quarta tappa del 2026 per Ortofrutta Experience, il progetto nazionale promosso da Italia Ortofrutta – Unione Nazionale con il patrocinio del MASAF. Il 14 aprile è stata la volta dell’OP Gelese, realtà produttiva radicata nei suoli litoranei sabbiosi del Golfo di Gela, in quel territorio della Sicilia sud-orientale che da decenni è sinonimo di pomodoro da mensa di qualità.
Il titolo scelto per la giornata, “Un pomodoro per il futuro”, non era una semplice etichetta: era una promessa. E l’OP Gelese l’ha mantenuta, mostrando agli ospiti un’agricoltura che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici.

Gli studenti dell’IPSASR di Niscemi protagonisti della giornata
Circa cinquanta persone hanno preso parte all’evento, tra cui le due classi terminali dell’Istituto Professionale Agrario “Leonardo da Vinci” di Niscemi (CL), accompagnate dai loro docenti. Una scelta coerente con il format di Ortofrutta Experience: portare i giovani che studiano agricoltura a vedere dal vivo come funziona una moderna Organizzazione di Produttori, trasformando la teoria in esperienza diretta.
Ad accoglierli, oltre allo staff dell’OP, i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale e la stampa locale, a testimonianza dell’attenzione del territorio verso un’iniziativa che parla di futuro.
Dal campo al magazzino: la filiera del pomodoro in ogni suo passaggio
Il percorso della giornata ha seguito la traiettoria naturale del prodotto. Dopo i saluti istituzionali e la presentazione dell’OP a cura del presidente e dell’agronomo, i partecipanti si sono spostati in campo per visitare un’azienda socia dove il pomodoro viene coltivato in fuori suolo su growbag in fibra di cocco.
Non una serra qualunque: qui il controllo climatico e la gestione dell’irrigazione avvengono tramite sensori gestiti e monitorati da remoto. Un sistema di irrigazione di precisione che ottimizza ogni goccia d’acqua, riduce gli sprechi e consente una gestione agronomica sempre più accurata. I ragazzi si sono trovati di fronte a una realtà produttiva che somiglia più a un laboratorio tecnologico che all’idea tradizionale di campagna.
Il rientro agli stabilimenti produttivi ha offerto un ulteriore momento di sorpresa: la linea di lavorazione del pomodoro “Cuore di bue”, dotata di un sistema di selezione a fotocellula capace di classificare ogni frutto per calibro e per colore con una precisione impossibile all’occhio umano. Tecnologia al servizio della qualità, in un impianto che produce pomodoro apprezzato sui mercati nazionali ed esteri.

Un’OP che fa della ricerca una vocazione
L’OP Gelese non è nuova alla sperimentazione. Nata come filiale dell’OP Agro Verde, da cui ha ereditato know-how e compagine sociale, ha costruito nel tempo una reputazione solida nella ricerca applicata. Tra le collaborazioni più significative, quella con ENI e la multinazionale Air Liquide per la concimazione carbonica: un processo che prevede l’erogazione di CO₂ in serra per migliorare l’efficienza fotosintetica delle piante, utilizzando anidride carbonica recuperata da pozzi di petrolio esausti e sottraendola così all’atmosfera. Una sfida pionieristica che trasforma un problema ambientale in una risorsa agricola.
Da circa vent’anni è inoltre attiva una convenzione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Catania per tirocini dedicati agli studenti: un ponte stabile tra formazione e produzione.
Sostenibilità come metodo, non come slogan
Tutta la produzione dell’OP si sviluppa nel rispetto dell’ambiente: varietà OGM free selezionate per la resistenza agli agenti patogeni, solarizzazione del suolo in sostituzione dei disinfestanti chimici, impollinazione con insetti, difesa biologica con predatori naturali e utilizzo di microrganismi utili contro la stanchezza del terreno. L’OP è certificata GlobalGAP in opzione 2.
Le voci della giornata
Stefano Italiano, presidente dell’OP Gelese, ha rivolto agli studenti un messaggio che andava ben oltre la visita in campo: “Sono molto contento di questi giovani che li vedo molto interessati. Ho l’augurio che possano crescere e iniziare delle attività sul territorio senza pensare di poter andare via, e cercare di valorizzare quello che già abbiamo, quello che i loro genitori hanno fatto. Le nuove tecnologie sicuramente attrarranno molti più giovani di quello che poteva essere in passato.” Un invito a restare, a costruire qui, consapevoli che un settore in trasformazione offre oggi opportunità che un tempo non esistevano.
Giuseppe Giardino, Direttore dell’OP Gelese, ha offerto il punto di vista di chi opera sul campo ogni giorno: “L’agricoltura non si ferma, l’agricoltura ha bisogno di innovazione, l’agricoltura ha bisogno delle nuove tecnologie perché oramai l’agricoltura vincente è l’agricoltura di precisione.” Giardino ha poi sottolineato il valore strategico di aprire le porte ai giovani: “Loro effettivamente rappresentano il futuro — il futuro prossimo — e devono conoscere cosa significa essere un’organizzazione di produttori, perché l’OP può dare a loro sicuramente delle opportunità anche di lavoro nell’avvenire.”
Luciano Caruso, Vice Presidente di Italia Ortofrutta, ha portato la voce del progetto nazionale senza nascondere le difficoltà reali del comparto: “Oltre a far conoscere le aziende dei vari territori alle famiglie e agli studenti, andiamo anche a rappresentare tutte le problematiche del comparto agricolo legate alle difficoltà che ci sono nel campo sociale ed economico. Soprattutto in questo periodo, con questi focolai di guerra, abbiamo un aumento di prezzi nelle materie prime che si vanno a riflettere nel campo produttivo.” Un messaggio di trasparenza e responsabilità che ha dato alla giornata una dimensione più ampia, ben oltre la visita in campo.
Conclusioni
A chiudere la giornata, un momento di discussione guidata con i partecipanti, per verificare se il messaggio centrale dell’Open Day fosse stato recepito: l’importanza dell’aggregazione che le Organizzazioni di Produttori rappresentano e il ruolo sempre più decisivo dell’innovazione tecnologica per consentire alle nuove generazioni di praticare un’agricoltura sostenibile.
Poi il buffet con i sapori del territorio locale, e un piccolo cadeau per tutti gli ospiti: una vaschetta di pomodoro Cherry, segno tangibile di una filiera che sa raccontarsi anche attraverso il suo prodotto.






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